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Soave |
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MUSEO DEL GIOCO di SOAVE
Il gioco, si sa, è sempre stato la passione dei bambini. Fatto curioso e affascinante, però, è scoprire che molti giochi che ancora oggi divertono i bambini di tutto il mondo sono stati inventati migliaia di anni fa. Anni di ricerche hanno permesso di reperire testimonianze archeologiche, artistiche e letterarie sui giochi all’aria aperta, d’azzardo, di emulazione, di squadra, di riflessione e giocattoli di ogni foggia, tipo, materiale e provenienza. Questo patrimonio costituisce oggi, a Soave, il punto di partenza di un percorso formativo in cui il Museo del Gioco si pone come chiave di volta per raccogliere e per incentivare la diffusione della cultura ludica sul territorio veronese. L’idea progettuale prevede la realizzazione di zone di diverso interesse all’interno dell’area museale: alla abituale zona espositiva si affiancano altri spazi: uno dedicato alla conservazione e consultazione della documentazione cartacea relativa al gioco, ai giocattoli e al mondo fanciullesco in genere; un’altro aperto ai giocatori di tutte le età che singolarmente, a coppie o in gruppi vogliano sperimentare il piacere del gioco, mentre negli spazi esterni è possibile organizzare giochi all’aperto come camminare sui trampoli, giocare alla befana, far correre il cerchio, disputare il torneo dell’anello, etc…, rendendo partecipe la cittadinanza e accompagnandola così alla riscoperta di antichi giochi di diverse epoche, favorendo la commistione con le realtà di gioco della zona; un altro spazio infine è destinato a laboratorio ed officina, con la possibilità di attività di costruzione dei giochi, di didattica e di eventuale vendita di manufatti prodotti dal laboratorio stesso. Anche la tradizionale sala espositiva, sovrastata dal dipinto a olio “I giochi dei fanciulli” fedele copia da P. Bruegel il Vecchio, ha un carattere di originalità in quanto numerosi pezzi sono esposti liberamente per la sala con la possibilità di fruizione da parte del pubblico, dando spazio alla fantasia e alla creatività, come lo slittino realizzato con mandibole di cavallo, alcuni tricicli e cavalcabili, la valigia dei giochi francese di fine Ottocento o alcuni pezzi interessanti e che possono essere toccati dai visitatori in quanto la loro peculiarità consiste nel movimento perché basati sull’equilibrio o su principi scientifici come la pressione, l’energia solare e le illusioni ottiche. Un museo da toccare, da vedere, da sentire, da sperimentare, un museo in movimento, un museo che offre più chiavi di lettura e differenti percorsi, da quello storico a quello tematico, in un continuo intreccio e rimando da una vetrina all’altra, un’occasione di confronto e stimolo per reinventare nel quotidiano spazi di gioco non solo per i bambini, ma anche per il fanciullo che alberga in ognuno di noi. Accanto ai giochi antichi come il gioco con il cerchio romano (facsimile in marmo) troviamo il cerchio di legno che usava la nostra nonna, accanto allo yò-yò romano (facsimile da Digione) quello di luccicante plastica o di cartoncino, omaggio delle merendine. Il calco della trottola romana di Heidelberg è attorniato da decine di trottole di legno vecchie e nuove, grandi e piccine e di tutte le fogge e più in là, perché no, delle ghiande che i bimbi di tutti i tempi, insieme con le bacche di eucalipto usavano come trottole: giocattoli naturalistici ovvero la Natura in gioco. L’impastatrice di pane (ricostruzione egizia da Leida) è l’antesignana degli arredi delle case di bambole, così come della cucina in rame dei primi del Novecento e del più recente Dolceforno, mentre tre animali da pollaio romani (calchi da Colonia) richiamano le costruzioni e ambientazioni della Lego. Un cavallino copto (facsimile in legno dal Museo Archeologico di Firenze) fa da apripista ad una sequela di trainabili e carrettini, nonché di numerosi giochi e giocattoli a tema ippico. Il giocattolo compare in questo Museo soprattutto come testimonianza ricca e variegata del gioco che rappresenta, documento vivo, declinato in tutte le sue possibili varianti, e non per il suo solo intrinseco valore. Ecco perché alle ricostruzioni di antiche bambole romane, fra cui anche quella della notissima Crepereia Tryphaena, si aggiungono bambole di ogni tempo in porcellana, in stoffa, in paglia e pannocchie di mais e numerose etniche, da Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Austria, Jugoslavia, Bulgaria, Russia, Grecia, Messico, Guatemala, Curacao, Arabia Saudita, Italia con il vestito tipico di diverse città e regioni, ma anche penne e copriteiere russe a forma di bambole e un sacchetto dei grandi magazzini moscoviti con rappresentate delle matrioske. Non mancano neppure i passatempi degli adulti: la Tavola Reale di Ur (facsimile dal British Museum di Londra), la Senet (ricostruzione scatola dal British Museum di Londra), la tavola del Duodecim Scripta (facsimile da Ostia), gli Scacchi dell’Isola di Lewis – 13° sec. (facsimile), il Serpente o Mehen (calco da tavola egizia), che si affiancano ai molti altri giochi da tavolo per grandi e piccini: come il gioco della pulce, Chi va sano va piano, Al circo, Campana e Martello, Lascia e Raddoppia, Il Cappello volante (francese), Il campionissimo, Pippo Olimpionico, La febbre dell’oro, Gara di resistenza a piedi, Il gioco degli gnomi, Il gioco di David Cricket, Il gioco del Giro d’Italia, Le Olimpiadi, Criterium degli Assi, Gioco di percorso tra i ghiacci, Storia di un burattino (Pinocchio), Il gioco del Mondo (capire la geometria giocando), Il gioco del Tranway, Il gioco del Giardino Zoologico, Il gioco dell’Oca geografico, Il gioco della Rivoluzione Francese, Il gioco “de la latière”, Puzzle geografico (L’Italia), Il gioco del Calcio, Geo Gol, Ieu de l’oie, renouvelle des Grecs, Il rompicapo (puzzle), Il gioco del Mondo, Il vascello (puzzle), Il gioco di J. Verne, Pachisi, Il gioco delle Scale, il Gioco della fortuna (Mitelli), il Gioco dei soldati (Mitelli), Il gioco di Hoffmann, Alquerque, Seega e molti altri più noti come il Domino, la Tombola, il Mancala, Taboo, la Roulette, Backgammon, Tangram, Trivial Pursuit, Pictionary, Dama, Battaglia navale, Shangai, … Se un qualunque visitatore, colto dalla stessa febbre che ha animato i promotori di questo Museo del Gioco, inizieranno una loro ricerca troveranno sicuramente ancora molto, moltissimo, nelle biblioteche, nei musei, nelle fototeche, nei magazzini polverosi, nelle vecchie soffitte e nelle conoscenze degli studiosi: in ogni caso, al termine, avrà vissuto almeno seimila anni più dei suoi coetanei e raggiunto la certezza che ogni uomo porta in sé il bambino che è stato, in quanto ritrovare le radici e ricostruire la storia di giochi a noi cari ci dà un rassicurante senso di continuità, suggerendoci come il bimbo di ieri, con tutto il suo mondo e i suoi entusiasmi, si ricolleghi a quello di oggi creando un continuum, un allegro girotondo in cui millenni di storia (fra cui anche la nostra personale) si incontrano gioiosamente e quasi si annullano. Manuela Fittà |
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