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Dedicato a Marco Fittà
Gestito dalla Cooperativa Sociale “Il Sogno nel Cassetto”
Da una sua autobiografia:
Mi interesso di gioco dal 1993. Prima di allora il vocabolo gioco indicava, per me, solo
la partitina a carte in famiglia la vigilia di Natale o quella a scacchi con gli amici al mare.
Non avevo idea di chi potesse essere Johan Huizinga o Giampaolo Dossena.
Gravissimo, direte voi, ma così è. Nel 1997 dopo cinque anni di studio è uscito Giochi
e giocattoli nell'antichità edito da Leonardo Arte, una mia ricerca storico-artisticaletteraria.
In cinque anni ho imparato molto, ma sentivo il bisogno di confrontarmi con
altri, di conoscere avvenimenti; se vi fossero fiere specifiche, convegni, congressi; di
leggere saggi scritti da autori di oggi e non solo Beq de Fouquier, La Sorsa, Bell,
Murray e simili; avevo bisogno di sapere se altri autori avessero pubblicato anche solo
semplici servizi, per essere al corrente, per crescere.
A quei tempi era uscito GiocArea e Ludica della Fondazione Benetton con i quali ho
anche collaborato e, con Ludica, collaboro tuttora, ma il primo ha cessato le
pubblicazioni, il secondo (una pietra miliare nel mondo del gioco) è un Annuale.
All'estero, in Austria, Homo Ludens che anch'esso ha chiuso e in Francia Vox ludi che
lo ha seguito a ruota. In tanta oscurità vi è, però, un po' di luce: continua a vivere, e mi
auguro per lungo tempo ancora, Tangram.
Questo il panorama, o, meglio, l'analisi.
Nel 2000 ho fondato l'Associazione Culturale Hermes, una Onlus che ha lo scopo di
promuovere ricerche sul gioco a 360 gradi: antichità sì (è la mia passione), ma anche il
Medioevo, il Rinascimento e i giocattoli creati nel Bauhaus da Klee, oltre quelli
scaturiti dal genio di Pablo Picasso e Depero. Con la fondazione di Hermes nutrivo la
speranza di riunire studiosi e giocatori, di creare un cenacolo, di potere, con altri,
controllare tesi e informazioni, (gli scritti sulla storia del gioco pullulano, infatti, di
errori e inesattezze anche quando scritti da luminari (qualcuno lo troverete anche nel
mio libro, e non sono un luminare !).
L'Associazione Hermes è, però, ancora operante, pronta a collaborare per la
divulgazione del gioco, del giocattolo e del giocare, pronta a proporre e organizzare
eventi, io sono ancora qui, continuando a studiare e ricercare; e siccome sappiamo che
una semplice goccia scava caverne nella pietra, abbiamo deciso, nonostante tutto, di
fondare un giornale di Cultura Ludica, ma con un po' di relativa attualità così come lo
avevo desiderato e sognato dieci anni fa. Si chiama giocosport, tutto minuscolo, per
modestia Se troverà aiuti e collaborazioni vivrà e se morirà la sua dipartita non sarà
dolorosa poiché troverà i compagni che lo hanno preceduto nonostante un valore ben
superiore al suo.
 Marco Fittà
Marco purtroppo non è riuscito a concretizzare il suo sogno in quanto ci ha lasciati ,
dopo una lunga malattia, il 2 febbraio 2007
Lo ricordiamo per la sua simpatia e per la creatività che lo contraddistingueva,
facendone un ricercatore acuto e originale.
Il suo campo d'azione si era concentrato negli ultimi anni sul gioco e i giocattoli, specie
quelli d'epoca antica e a dicembre ha lasciato tutta la sua collezione di giocattoli e
un'ampia biblioteca specializzata nel settore, al Museo del Gioco di Soave
all’inaugurazione del quale, il 13 dicembre 2006, lui stesso ha partecipato.
Il museo di Soave è nato, quasi fosse un segno del destino, dopo un incontro casuale
avvenuto nella primavera del 2006, tra l’allora vice sindaco Lino Gambaretto, oggi
Sindaco di Soave, e Marco che era già ammalato.
L’Amministrazione comunale di Soave aveva da poco recuperato uno stabile
all’interno del parco comunale e non si sapeva ancora quale sarebbe stata la sua
destinazione finale. Dopo quell’incontro la finalità di quella sede è stata chiara,
trasformarla in un museo dove concentrare tutte le iniziative legate al gioco e
soprattutto creare un luogo d’incontro dove soprattutto i bambini, gli insegnanti e gli
addetti ai lavori, potessero: giocare, costruire i giochi, incontrarsi, leggere e
approfondire tutti gli argomenti legati al gioco e al giocattolo.
Si è concretizzato il sogno di Marco, anche se lui era molto scettico, diceva sempre:
“dei politici non mi fido”.
Una volta tanto fortunatamente è stato smentito e il suo sogno è diventato realtà. Oggi
il museo è gestito dalla Cooperativa Sociale “Il Sogno nel Cassetto” che ha già iniziato
a proporre varie iniziative e alla quale va il nostro in bocca al lupo affinché il progetto
di Marco possa concretizzarsi appieno.
IL SINDACO
Lino Gambaretto
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